Articolo N.ro 1169 | Edizione n.ro 73 | 2010

Vitamine: usarne senza abusarne

Alcuni periodi dell’anno ci inducono all’assunzione di «VITAMINE», termine in cui si fanno rientrare indifferentemente i minerali, gli aminoacidi, i probiotici e naturalmente le vitamine. Cercare di rimediare alle carenze è ovviamente salutare, ma che ne è delle ipervitaminosi? Quante devono essere le cure? Quanto devono durare? Che frequenza devono avere? Che prodotti si devono assumere? Sono necessari alcuni chiarimenti per ottimizzare un uso troppo spesso dato per scontato.

L’allenamento fisico intenso e l’abuso di bevande alcoliche, caffè, tè o tabacco aumentano il rischio di carenze vitaminiche.

Le vitamine sono davvero utili?

Intervengono in numerosi processi vitali e, nella maggior parte dei casi, non possono essere sintetizzate dall’organismo. L’alimentazione rappresenta quindi la fonte principale a cui attingerle. Tuttavia, in alcune circostanze siamo indotti a trascurare i pasti, per mancanza di tempo o ragioni di stress. Inoltre i piatti di origine industriale ci privano di una parte dei nutrienti essenziali. Inevitabilmente, da piccola dimenticanza a carenza conclamata, niente funziona più come dovrebbe: stanchezza, pelle, unghie e capelli rovinati, infezioni a raffica ecc. Il nostro capitale «vitaminico» può risultare insufficiente anche dopo alcune malattie (influenza, gastroenterite) o durante una dieta (dimagrante, vegetariana).

In queste situazioni si cercherà di fare in modo che l’apporto vitaminico sia il più corretto possibile, associandolo a dei minerali (calcio per le ossa e la contrazione muscolare, magnesio per l’affaticamento nervoso, selenio per l’azione antiossidante ecc.) e a degli aminoacidi per la stanchezza o per i capelli (cisteina, metionina). Alcune sostanze quali il ginseng possono inoltre migliorare la concentrazione e avere un effetto energizzante.


La riproduzione parziale o integrale non autorizzata dall’editore è vietata, oltre che illegale. Riproduzione e adattamento di ogni tipo sono da considerarsi illeciti.
Isabelle Hulmann Dr. Stéphane Hoën

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