Articolo N.ro 4788 | Edizione n.ro 96 | 2018

Stress degli impiegati: un flagello

Il numero di lavoratori sopraffatti nelle società svizzere va aumentando. Come prevenire questo stato di tensione nefasto tra i collaboratori? 

Insonnia, problemi cardiaci, diabete, assenza di desiderio sessuale, depressione, dipendenze, … Le ripercussioni biologiche e psichiche di una prolungata esposizione a stress sproporzionato si rivelano svariate. Circa un quarto degli attivi in Svizzera si dichiara stressato al lavoro o esaurito (cfr. studio Job Stress Index nel riquadro in calce). 

Lo psicologo Andi Zemp dirige un centro di competenza sul burnout e lo stress in seno alla Clinica privata Wyss a Münchenbuchsee (BE). In particolare, mette in causa ciò che definisce stress cumulativo: "Questo concetto significa che diverse fonti di stress si sommano le une alle altre col passare del tempo, fra cui l’esposizione a un rumore continuo, un’organizzazione poco chiara del lavoro, responsabilità poco chiare, la paura di perdere il posto di lavoro, ecc." 

Il collaboratore può anche vivere uno stato di iperstress sul lavoro. Si tratta, in questo caso, di un picco che solitamente non perdura. Responsabile delle risorse umane per la catena ginevrina di gelaterie Manu Gelato, Ilaria Lepora conosce bene queste fasi di iperstress. "I giorni più belli dell’estate corrispondono a momenti di grande affluenza. Quando i nostri clienti si godono questi istanti di relax, si verificano dei picchi di stress per noi. La coda è molto lunga e bisogna servire in fretta, seppur con cordialità." 

"Un ambiente di lavoro sicuro permette di eliminare una parte dello stress" 

Per evitare il crollo del personale di vendita in questi momenti, l’impresa ha introdotto delle misure. "Lavoriamo con una ventina di stagionali, spiega Ilaria Lepora. È molto importante che tutto sia chiaro e in regola sin dall’inizio del contratto: i conteggi delle ore straordinarie, i permessi di lavoro per coloro i quali vengono dall’estero, la data di pagamento dei salari, ecc. Un ambiente sicuro permette di eliminare una parte dello stress. " L’organizzazione del lavoro è pure cruciale. "Tutti ricevono il loro piano di lavoro dall’inizio della stagione. E, anche se può sempre capitare di dover sostituire qualcuno all’ultimo minuto per via di malattia o infortunio, una pianificazione anticipata aiuta a sentirsi più a proprio agio. " 

La formazione delle squadre prima dell’inizio della stagione entra pure in gioco, reputa la responsabile HR della PMI. "Cerchiamo di dar loro tutti gli strumenti per far fronte ai picchi di stress, mostrando loro come preparare il negozio in precedenza, gestire un cliente nervoso o ubriaco e spalleggiarsi l’un l’altro in uno di questi casi. Infine, il datore di lavoro deve essere all’ascolto dei suoi collaboratori. "È necessario creare un legame con i dipendenti, comprendere le loro storie personali." Per Andi Zemp, la chiave sta infatti nella cultura manageriale dell’impresa. "Ridurre lo stress cumulativo degli impiegati attraverso l’organizzazione del lavoro, ma anche mostrandosi sempre vigile, fa parte del lavoro di un quadro. Se un quadro si rende conto che una parte dello stress proviene dalla vita privata del collaboratore, dovrebbe chiedergli di raccontargli il problema e proporsi di aiutarlo a trovare delle soluzioni." 

Tutti i settori sono toccati 

Dalla produzione ai servizi, tutti i settori dell’economia sono toccati dallo stress, considera Andi Zemp. I mestieri che richiedono di creare continuamente nuovi prodotti in tempi estremamente brevi sono tra i più vulnerabili. Può trattarsi, ad esempio, di un architetto che deve ogni volta immaginare tipi di costruzioni diversi, di un orologiaio che prepara spesso edizioni limitate, o anche di un giornalista che lavora sempre su nuove tematiche. 

La dose di stress dipende dal bagaglio emotivo della persona. "Un individuo che ha fiducia in sé stesso avrà più facilità nel mettere delle barriere e a dire stop quando non ha più le risorse necessarie per effettuare il lavoro richiesto, constata Andi Zemp. Saper dire no è importante nella nostra economia digitalizzata, dato che gli altri membri dell’impresa sono sempre meno al corrente dei compiti realizzati da parte di ciascun collaboratore. " 

Malgrado gli sforzi intrapresi per prevenire lo stress in seno a una PMI, un collaboratore può essere sopraffatto. Un susseguirsi di segnali esterni permette al datore di lavoro di rendersene conto. Un lavoratore sovraccaricato si ammala sistematicamente durante le vacanze e spesso durante i weekend. Prova anche difficoltà di concentrazione, perdita di memoria, si mostra nervoso e teso. "Il datore di lavoro deve sforzarsi di parlare con lui a quattr’occhi, spiega Andi Zemp. Anche se questo magari non avverrà immediatamente, per apprensione, il collaboratore dovrebbe però finire per confidarsi." 

Se ben gestito, lo stress può rivelarsi positivo, se non addirittura il motore per superarsi e realizzare grandi progetti.

Un malessere che può costare caro 

Qualche cifra chiave dal Job Stress Index 2016 di Promozione Salute:

  • un attivo su quattro (25,4%) soffre di stress.
  • un attivo su quattro (25,4%) si sente spossato.
  • quasi la metà degli attivi (46,3%) si trova in una "zona sensibile". In altre parole, le risorse di cui dispone bastano appena per compensare i compiti che deve svolgere.
  • lo stress costa ai datori di lavoro CHF 5,7 miliardi all’anno. 

Questo studio viene realizzato annualmente dall’Università di Berna e dall’Alta scuola di Zurigo

Job Stress Index (Promozione Salute, 2016)

 

 

Fonte: Confederazione Svizzera


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