Articolo N.ro 3782 | Edizione n.ro 86 | 2013

A quattocchi con... david Girardet

Benessere mentale e… dei piedi!

David Girardet mi riceve con cordialità nel suo negozio “Trilogie Sport”, specializzato in calzature per la corsa podistica, il nordic walking e il triathlon. Questo padre di 2 figli è un atleta versatile che si sente a suo agio in tale ambiente.
E ne ha ben donde. Forte della sua esperienza, David Girardet non può far altro che consigliarvi bene nel trovare… la calzatura giusta.

Triathlon, duathlon, corsa podistica… Qual è lo sport con cui ha iniziato?

Da adolescente, non ero molto sportivo. La morte di un cugino e il desiderio di diventare un graduato dell’esercito mi hanno spinto a cominciare a praticare la corsa podistica, la mountain bike e il canotaggio. La prima volta che ho partecipato a un triathlon ho portato a casa la vittoria.

Secondo posto al campionato svizzero di triathlon nel 2007, tre partecipazioni all’Ironman delle Hawaii, campione del mondo juniores di duathlon a squadre… Perché ha scelto i 100 km corsa?

Avevo deciso di abbandonare il triathlon, ma ho continuato ad allenarmi per la corsa. Un cliente del negozio mi ha suggerito di “passare” ai 100 km. Ecco perché mi sono lanciato in quest’esperienza.

E con che successo! Lei ha vinto due volte la 100 km di Bienne, piazzandosi al 17° posto del campionato mondiale di Gibilterra.

Le due vittorie alla 100 chilometri di Bienne rappresentano il mio ricordo migliore. Purtroppo non sono riuscito a raggiungere l’obiettivo di una terza vittoria nel 2013, scendendo al di sotto delle 7 ore.

Lasci perdere la modestia e ci faccia capire meglio quanto sia stato importante il suo risultato del 2010 a Bienne... Ci dica il suo tempo sull’ultimo chilometro.

A 10 chilometri dall’arrivo, ero in 10a posizione. Ho concluso la corsa percorrendo l’ultimo chilometro in circa 2’58 -3’04 (NdR: gli intenditori sanno che cosa voglia dire!).

Ci parli brevemente del suo allenamento…

Mi alleno due volte al giorno. Durante gli allenamenti invernali in quota, a St. Moritz, posso fare anche 350 chilometri alla settimana, di corsa nella neve.

Un’ultima domanda. Che rapporto ha con la salute?

Ho un’ottima igiene di vita. Non bevo né caffè né bevande alcoliche. Inoltre, nel fare la spesa presto la massima attenzione alla qualità degli alimenti. Vorrei aggiungere che sono credente e che quando corro mi affido a Dio.


La riproduzione parziale o integrale non autorizzata dall’editore è vietata, oltre che illegale. Riproduzione e adattamento di ogni tipo sono da considerarsi illeciti.
Isabelle Hulmann Serge Ducret

Articles similaires

  • A quattrocchi con... No | Edition no 97
    Romain Ducret: Vincere se stesso è la vittoria più grandes

    I riferimenti di Romain Ducret sono quelli dell'Antichità: Platone, Socrate, Seneca. Nell'ambito professionale o sportivo, aiuta le persone a scoprire e a sviluppare ciò che ognuno di noi possiede: il proprio potenziale. Platone non ha forse detto «La vittoria su se stessi è la più bella di tutte le vittorie»? A 60 anni, continua ancora a vincere delle belle sfide. Lei ha praticato molti sport, tra cui il calcio. Ma come è arrivato a questa passione divorante per la montagna e lo sci alpinismo? Forse è una questione di genetica! È una passione che mi ha trasmesso mia madre, facendomi scoprire questo mondo straordinario all'adolescenza. Lei ha scalato centinaia di 3000 m e 4000 m ed ha partecipato a centinaia di competizioni di sci alpinismo, tra cui la Patrouille des glaciers (110 km di sforzo con un dislivello di 8000 m). Secondo quanto ha riferito la stampa, è l'unico ad aver partecipato a tutte le edizioni... Non so se sono davvero l'unico. Ma non credo che siamo molti ad averle fatte tutte dal 1984. Sinceramente, non tengo i conti, poiché il piacere è incalcolabile.Per maggiori informazioni (in francese): RTS TJ Le 19.30 La patrouille des glaciers, épreuve mentale autant que physique, www.gmrh.ch/articles-depresse A 60 anni, ha nuovamente fatto la Patrouille des glaciers da Zermatt a Verbier, poi, come ogni anno, una bella sfida con 2 compagni. Ci può dare maggiori ragguagli? In una sola tratta e in meno di 22 ore, abbiamo percorso in bicicletta il tragitto da Le Bouveret a Zermatt (154 km con 1400 m di dislivello), per continuare subito con l'ascensione dell'Äschhorn (3669 m) passando dal ghiacciaio (2100 m di dislivello). Lei non è ingrassato di un grammo, con una motivazione sempre integra. Le sue prestazioni fisiche sono paragonabili a quelle che aveva quand'era più giovane di 30 anni e trasmette un'impressione di grande armonia. Ha forse un segreto o una pozione magica come Asterix? Certo che no! Ho letto, ho letto molto. La mia fonte di ispirazione sono soprattutto i grandi dell'Antica Grecia. Nel quotidiano, mi stupisco centinaia di volte della bellezza della natura e sono consapevole della fortuna che ho nel poter lavorare e fare sport. Lei è formatore e coach professionale, docente di scuole universitarie, ma anche preparatore mentale di alcuni sportivi. Trova dei punti in comune tra il mondo del lavoro, lo sport e la vita privata? Sicuramente. Ogni anno, incontro migliaia di persone di tutte le provenienze. Alcune sono realizzate. Altre cercano la propria strada o si trovano a fronteggiare un grave problema. Ma a prescindere dal settore o dalla situazione, tutti hanno un potenziale da sviluppare.Per maggiori informazioni (in francese): La Liberté, le coaching répond à un besoin et La tribune de Genève, stress, pression, responsabilités: quand le mental des sportifs cède, www.gmrh.ch/articles-de-presse Lei non vive di ricordi. Il suo prossimo progetto sportivo potrebbe essere, tra l'altro, l'ascensione veloce del Chimborazo (6268 metri) in Ecuador. Cos'altro conta di fare? È un progetto sportivo per il 2019. Continuerò ad arricchirmi attraverso gli incontri, ad apprezzare consapevolmente ogni piccolo piacere e a godere delle bellezze della natura. Redazione, www.vitamag.chPhoto credit: Romain DucretPer maggiori informazioni: Romain Ducret, www.gmrh.ch   RTS – La Matinale 5h - 6h30 (in francese) L'invité: Romain Ducret, fondateur de l’Académie de coaching éthique

  • Intervista No | Edition no 68 2009
    A quattrocchi con... Magali Di Marco - Messmer

    In bici, a nuoto o… di corsa! Un volto radioso, una bandiera svizzera in mano, la linea del traguardo del triathlon… Un’immagine indimenticabile: Magali Di Marco-Messmer vince la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Sydney, nel 2000. Quasi un decennio dopo, l’atleta è ancora in attività, pronta a rispondere alle nuove sfide. Come è diventata triatleta? Da piccola mi sono dedicata al nuoto. Ho interrotto l’attività agonistica all’età di 21 anni, ma caratterialmente ho sempre avuto uno spirito agonistico. Avevo già dentro di me la voglia dello sforzo fisico. Al triathlon, mi sono interessata… per piacere. E il successo non si è fatto aspettare… Per me è stata davvero una sorpresa! Non mi aspettavo davvero di vincere il titolo nazionale alla mia prima partecipazione al campionato svizzero a Kesswill. Ma grazie a questa vittoria, mi si sono spalancate le porte della squadra nazionale e di conseguenza quelle del campionato europeo e di quello mondiale. Qual è la disciplina che predilige? Il nuoto, la bicicletta o la corsa podistica? Mi piacciono tantissimo tutte e tre, anche se è vero che dipende un po’ dai periodi. In questo momento, confesso un’inclinazione per la corsa podistica.  Qual è il suo miglior ricordo? Sicuramente la medaglia olimpica vinta alle Olimpiadi di Sydney nel 2000.  Dopo Sydney, aveva deciso di abbandonare l’attività agonistica. Perché questo ritorno?  Dopo le Olimpiadi di Sydney avevo deciso di abbandonare le gare. Nel 2001, ho avuto la gioia di dare alla luce nostro figlio, Eliah. Al momento di accettare una vera e propria sfida professionale, non ho trovato nulla che rispondesse alle mie aspettative. Ho quindi deciso di affrontare un nuovo challenge sportivo: tornare sul podio dopo tre anni di pausa. Una sfida ampiamente vinta, visto che è già in testa alla classifica generale 2009! Mi fa uno strano effetto essere il n°1 del mondo! Dopo due corse, sono effettivamente in testa nella classifica generale della « World Championship Series 2009 ». Un risultato che naturalmente mi fa piacere, ma soprattutto che rafforza ulteriormente la mia motivazione per il futuro. Prima o dopo, dovrà attaccare le scarpette al chiodo e mettere via la bicicletta… Che progetti ha per il futuro? Mi piacerebbe (perché no!) mantenere un piede nel mondo dello sport allenando degli atleti. Intendo anche collaborare con la società di mio marito Gianni, « timtoo timing», specializzata nel cronometraggio permanente per gli sport all’aria aperta.

  • A quattrocchi con... No | Edition no 92 2015
    106 gol in Bundesliga!

    Stéphane Chapuisat Il nostro incontro allo Stade de Suisse riveste un carattere particolare. Abbiamo appuntamento con l'unico calciatore svizzero ad aver giocato la finale e vinto la Champions League. Ci troviamo faccia a faccia con Stéphane Chapuisat, soprannominato «Chappi». Un uomo il cui magnifico palmarès è pari solo alla sua modestia. Suo nonno ha giocato nel Lausanne Sport e suo padre ha lasciato il segno nella storia del calcio svizzero. Lei, quindi, "ha il calcio nel DNA"? Non mi è stato imposto niente, ma sono nato con un pallone ai piedi e con la passione per il calcio. In quali club ha debuttato e a che età si è trasferito in Germania? Ho compiuto i primi passi nella categoria juniores nel Red Star Zurigo. A 18 anni, ho ottenuto il mio primo contratto da professionista con il Lausanne Sport, poi all'età di 21 anni mi sono trasferito in Germania al KFC Uerdingen. Ha giocato 8 anni con il Borussia Dortmund, e rimane il 3° miglior marcatore straniero della Bundesliga... Un bellissimo periodo, una parte del quale sotto la guida di Ottmar Hitzfeld. In totale, ho giocato 218 partite in Bundesliga e segnato 106 gol. Campione svizzero e di Germania, 103 presenze in nazionale, partecipazioni alla Coppa del mondo e al Campionato europeo, vincitore della Champions League... Il suo più bel ricordo? Non è facile rispondere. Sono tutti bei ricordi! Più passa il tempo più divento consapevole di quei momenti indimenticabili. Devo proprio scegliere? Vincere la Champions League con la sua atmosfera straordinaria! Finita la carriera, è stato ambasciatore UEFA per il Campionato europeo organizzato in Svizzera e Austria. Che ne è oggi di «Chappi»? La mia passione per il calcio è immutata. Sono rimasto nell'ambiente. Ho un mandato da parte dell'Associazione Svizzera di Football per occuparmi dei giovani attaccanti e sono capo scout per il BSC Young Boys. Con la passione che la anima, gioca ancora a calcio? Il contatto con la palla mi piace sempre! Gioco ancora, per piacere, con degli amici nella categoria seniores, all’Etoile Sportive Malley. Com'è il suo rapporto con la salute? La salute è ovviamente un bene fondamentale. Me ne sono reso conto in particolare quando ho subito un infortunio. La nutrizione, l'attività fisica e il recupero e sono importanti. Pratico regolarmente sport (tennis, corsa, ecc.). Dichiarazioni raccolte da Stéphane Ducret, www.vitamag.ch

Intervista
La riproduzione parziale o integrale non autorizzata dall’editore è vietata, oltre che illegale. Riproduzione e adattamento di ogni tipo sono da considerarsi illeciti. © 2010 Communis | Healthcare Media Concept